Angels on the road

luglio 20, 2011

Luglio 7, 2011

„Sono così contenta che abbiate detto sì!” ci aveva detto Atalia almeno per la terza volta, con uno scintillio negli occhi. Abbiamo parlato con lei e con Mark dopo aver scoperto, poco prima di arrivare a Netanja, che gli “Angels on the Road” erano troppo occupati a Schwil (Israel Trail). In Israele, per i viandanti di Schwil, vi è una gamma unica di aiutanti che, per pochi soldi e a volte anche gratis, offrono un posto per dormire, dell’acqua potabile o aiuti di altro tipo. Nel nord, Reut aveva telefonato con il nostro cellulare ad uno di questi “angeli” davanti ai portoni chiusi di un Moschaws, la sera tardi dopo la prima notte che avevamo trascorso all’aperto. Ci avevano permesso di dormire in un edificio, che una volta era stato una scuola materna, in cambio di un’offerta volontaria per l’acqua e l’elettricità consumata. Abbiamo trovato questo fatto grandioso. Solo il giorno prima di aver conosciuto Atalia, abbiamo incontrato un altro angelo, dato che spesso dormivamo in tenda o da conoscenti. “Sì, potete dormire da noi” ci aveva risposto Gil al telefono. “Fantastico! Dici che lì possiamo piantare la nostra tenda?” ci eravamo chiesti. Su internet c’era solo scritto che vi era una possibilità di fare una doccia. Dal nostro punto di vista, non voleva ancora dire che avremmo avuto un tetto sopra la testa per dormire. Gil ci venne incontro sulla spiaggia e ci portò in una casa con letto matrimoniale e una doccia privata. Ci siamo meravigliati ancora una volta quando la sera stessa Anat, la moglie di Gil, ci invitò da sé dicendo: “Gil sta preparando la cena per noi”. Eravamo senza parole. Più tardi Gil ci raccontò che questo era ormai il secondo anno che partecipava allo Schwil: “E l’anno scorso hanno dormito da noi più di 150 viandanti di Schwil”. Hanspeter telefonò con altri due angeli, dopo che la mattina Anat ci aveva incoraggiato ad utilizzare tranquillamente di più questo sistema. Ricevette un rifiuto da tutti e due perché non avevano tempo. Poco dopo abbiamo incontrato Atalia e Mark. Erano appena tornati da un viaggio in Svizzera. “Sapete già dove dormirete stanotte?” ci aveva chiesto Atalia. Abbiamo detto di no. “Venite da noi nel Kibbuz” propose. Contenti avevamo steso le nostre stuoie e ci siamo detti: „Quando gli angeli ufficiali sono troppo occupati, Dio manda degli altri. Fantastico!”

„Incredibile“ aveva detto Hanspeter almeno tre volte. Nella parte nord di Tel Aviv eravamo contretti ad attraversare il fiume Yarkon. Il problema è che sullo Schwil si può arrivare dall’altra parte del fiume solo passando attraverso l’acqua. Ma anche in questo caso Dio aveva già provveduto. Anche se il nostro tratto di strada era molto al di fuori dei soliti percorsi, proprio nel momento giusto era arrivata un’automobile. Per Annemarie il caso era chiaro. Dio doveva averlo preparato per noi. Senza ragionarci più di tanto si era rivolta a quelle persone chiedendo: “Taxi?”. I due giovani avevano discusso assieme e poi il conducente ci aveva fatto capire di doverci mettere una a sinistra e uno a destra sul predellino. Il nostro taxi era tornato subito indietro, appena avevamo poggiato i piedi per terra dall’altra parte del fiume, e i due uomini erano subito scomparsi. “Grazie Signore, ci hai mandato anche un taxi proprio al momento giusto!”. Dio ci aveva guidato anche in modo che il giorno dopo avevamo potuto partecipare alla benedizione di Yonatan Grimberg. È molto bello poter festeggiare il culto con altre persone. Inoltre Alon, Rajaa’ e Karin, la sorella di Alon avevano provveduto per noi con dei cibi salutari, cosa per la quale eravamo molto grati. Questi tre angeli si applicano, in diverse comunità e programmi, per permettere una riconciliazione tra ebrei e arabi, una cosa grandiosa. Una sera Karin, che originariamente proviene dalla Germania, ci ha raccontato di come un’esperienza traumatica possa trasformarsi da un meno in un più (vedi video).

Il giorno dopo avevamo fatto conoscenza di Hagay, incontro che ci aveva colpito molto. In mezzo al nulla abbiamo incontrato un bus. Il conducente aveva tirato giù il finestrino e ci aveva chiesto la seconda domanda più importante: “Avete abbastanza acqua?”. Avevamo riempito le nostre borracce la mattina e poi di nuovo all’unico posto dove ciò era possibile, un complesso industriale. Ma era una giornata molto calda e quindi abbiamo risposto: “Non siamo sicuri se avremo davvero abbastanza acqua”. Un secondo dopo Hagay era già sceso dal bus, aveva aperto le porte anteriori e ci lasciò riempire le nostre borracce. “Grazie Signore, ci hai mandato di nuovo un angelo!” ci siamo poi detti poco dopo, sollevati. Ancora una volta abbiamo ringraziato Gesù per i numerosi “angeli” che ci sostengono. Alcuni non li conosciamo neanche personalmente. Sperimentare l’amore di Dio e delle persone è per noi un privilegio e un grande incoraggiamento.

Dopo la sua resurrezione Gesù chiese a Pietro tre volte: „Tu mi ami?”. Che domanda! Annemarie ha imparato, assieme a più di cento altre donne,  molte nuove cose tramite un corso biblico inglese, che dura diversi anni (http://www.bsfinternational.org). Nella traduzione tedesca c’è scritto che Gesù voleva fare la volontà del padre. In quella inglese invece: „I WANT TO PLEASE HIM“ (voglio piacergli). Gesù ama tanto suo padre che vuole fare solo ciò che piace a Lui. In questo modo ogni cosa è un “Tu puoi”, non “Tu devi”. Così la vita è una gioia!

La gioia che proviamo per la fedeltà di Dio, che abbiamo sperimentato durante questo viaggio, è indescrivibile. Cercheremo lo stesso di esprimerla in parole una volta arrivati a destinazione. Domani prenderemo i nostri zaini per l’ultima volta e saliamo sul monte degli ulivi. Lì Gesù è salito al cielo e lì tornerà. Il fatto che Egli viva e che già ora ci dia così tanto è un grandissimo regalo! Siamo così contenti che abbia detto di sì alla via che suo Padre in cielo aveva previsto per Lui.

Due viandanti davvero contenti e quasi arrivati a destinazione.

Hanspeter und Annemarie

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