Terroristi, dubbiosi e piloti di rally

luglio 19, 2011

Maggio 20, 2011

Un dipendente di un distributore di benzina cercava disperatamente di insegnarci una parola turca. Non siamo riusciti a capire che cosa intendesse. Continuava a ripeterla fino a quando abbiamo  deciso di tirare fuori il dizionario dallo zaino. Abbiamo un buon ricordo di molti addetti ai distributori di benzina. Spesso abbiamo trovato molta gentilezza e la disponibilità, cosa che ci colpiva sempre di nuovo. Così aspettiamo impazienti finchè l’uomo ci mostra la parola che per lui sembra tanto importante: “Terroristi”. “Dove?” chiediamo noi. “Qui!”risponde. Ci ricordiamo che molte volte ci avevano avvisato dei pericoli della parte orientale della Turchia. Un turco una volta ci ha detto: “Voi come turisti potete andare lì, ma per noi turchi della parte occidentale sarebbe troppo pericoloso”. Abbiamo anche notato che le finestre di molte case hanno le sbarre davanti. Ci siamo meravigliati molto quando una mattina abbiamo visto un uomo armato che sorvegliava un campo di cipolle. Con una strana sensazione ma con la conoscenza dell’onnipotenza di Dio, siamo partiti dalla stazione di benzina. Mezz’ora dopo una macchina bianca ci aveva fermato, uscirono tre uomini. “Polizia! Dove volete andare?” „Verso Tarso“ „E da dove venite?“ „Dalla Svizzera“. Ci porsero cinque salviettine umidificanti, entrarono in macchina e se ne andarono. Ancora memori dell’avvertimento datoci al distributore di benzina, abbiamo cominciato a dubitare che questi fossero dei veri poliziotti. Nonostante fossero vestiti in civile, non ci avevano mostrato i loro documenti né ci avevano richiesto i nostri. Inoltre non avevamo mai sperimentato che in Turchia tutti i poliziotti scendessero dalla macchina per farci un interrogatorio. “La prossima volta dobbiamo stare più attenti e ricordarci il numero della targa” ci siamo detti l’un l’altro.

Alcuni dubitano delle nostre affermazioni. “Non può essere che siate andati a piedi dalla Svizzera fino a qui. Dove avete nascosto la vostra bici?” ci chiede un giovane incredulo. “Non abbiamo una bici” gli dice Hanspeter. “Non le credo!” rispose, poi si girò e se ne andò sull’altro lato della strada. Un altro voleva delle prove. “Mostratemi la suola delle vostre scarpe”. Questa scena ci ha ricordato il discepolo Tommaso che non voleva credere alla resurrezione di Cristo, non prima di aver visto le ferite lasciate dai chiodi. I miracoli di Dio sono così incredibili che a volte è difficile crederci davvero. Già il fatto che in questi ultimi nove mesi di viaggio non ci siamo mai ammalati gravemente e che siamo in buona forma è per noi un miracolo. Poco prima del viaggio Annemarie aveva ancora dovuto operarsi al ginocchio per un’infezione. Il ginocchio è stato bene, anche quando in questa settimana abbiamo dovuto camminare per più di 50 km in un giorno. L’altra settimana ci siamo meravigliati di un altro miracolo. In quella giornata avevamo puntato la sveglia alle 4:45. Il vicino di camera l’aveva invece puntata per le 3:30, dopodiché Annamarie non riuscii più ad addormentarsi. Verso mezzogiorno arrivò un temporale e cercammo riparo sotto una tettoia. “Questa notte era troppo corta. Avrei bisogno di una cola” disse Annemarie. Due secondi dopo arrivò un uomo, che non poteva sapere niente di ciò, e ci porse due lattine di coca. Lo fissammo esterreffatti dalla meraviglia. Dio ci sorprende sempre di nuovo con il suo lavoro di perfezione. Abbiamo sperimentato una cosa del genere anche in Antiochia /Antakya, per noi l’ultima grande citta prima del confine con la Siria.

Da alcune settimane ci siamo chiesti se ci sarebbe stato possibile passare per la Siria, visti i disordini politici. Da altri viaggiatori abbiamo saputo che al confine non avevano più ottenuto un visto valido. E non eravamo riusciti a richiedere un visto prima di partire, dato che valgono solo per sei mesi. Dopo molte riflessioni e preghiere abbiamo deciso di seguire le orme di Paolo durante il suo primo viaggio e cambiare la nostra rotta verso Cipro. Quando siamo arrivati ad Antakya in una giornata decisamente calda ci siamo avviati verso il centro della città, perché il primo albergo era risultato troppo caro. Nel secondo albergo ci era appena stato un cambio di turno e il nuovo collaboratore parlava bene l’inglese. Inoltre aveva già lavorato a Cipro e ci consigliò di non prendere il bus e poi il traghetto perché troppo complicato ma di volare fino a Cipro. Non ci era venuta questa idea ma ci sembrava buona. Con il bus saremmo dovuti tornare fino a Mersin, visto che dal porto di Seleucia non partono delle navi per Cipro. Ci diede altri consigli utili e ci organizzò un biglietto per il 20 maggio. Se possibile, cercheremo di fare lo stesso cammino che aveva fatto anche Paolo (Atti degli apostoli 13).

Cinque uomini del Komitee Allgäu-Orient-Ralley a Tarso erano in giro in macchina, non a piedi (vedi video). Sollevati ci avevano raccontato, nella città natale di Paolo, che era stata messa a posto la strada alternativa verso la Giordania. Avevano deciso di non passare attraverso la Siria, visto che ogni tanto il confine con la Giordania veniva chiuso. Volevano andare a Cipro con un traghetto. Con lo stesso sollievo ci aveva raccontato questa cosa già un gruppo di Wedel un paio di giorni prima. Li avevamo incontrati quando una delle loro macchine aveva avuto un problema tra Mersin e Tarsus. Gentilmente ci avevano regalato due pere, che si erano portati dietro da una settimana, dalla Germania fino a Tarsus. Erano buonissime.

Ursula, una donna molto creativa (vedi video) che abbiamo visitato a Iskenderun, non proviene invece dalla Germania ma dalla Svizzera. Durante il periodo in cui eravamo a Weinfelden pregavamo regolarmente per la sua famiglia e la chiesa, che suo marito aveva fondato a Iskenderun 50 anni fa. Perché siamo arrivati in città proprio nel fine-settimana abbiamo anche potuto partecipare ad un culto la domenica. L’attuale giovane pastore di quella comunità viene accompagnato da guardie del corpo da quando hanno ucciso il vescovo della chiesa cattolica. Tre anni fa, non lontano da qui, vennero uccisi tre uomini perché credevano in Cristo. Ci rende tristi il fatto che dei cristiani debbano temere per la loro vita per via della fede in questo posto che anni fa era invece per loro un luogo di rifugio. È interessante che anche il termine “cristiani” sia stato coniato nella città di Antakya/Antiochia (vedi video) (Atti degli apostoli 11,26). Dal porto di Seluicia (vedi video) partirono Paolo, Barnaba e Giovanni Marco per il loro primo viaggio verso Cipro. Si possono ancora vedere le mura del vecchio porto.

Ci siamo lasciati alle spalle un paese interessante con molte sorprese lungo il bordo della strada (vedi video). Ci hanno raccontato che, fino a pochi anni fa, le persone andavano in pensione a 45 anni. In questo senso abbiamo attraversato la Turchia da pensionati. Le persone che avevamo incontrato a Tarso ci hanno detto che in un Rally nel deserto siano necessarie circa 10 ore per 40 km. Da allora sappiamo che stiamo camminando a più o meno la stessa velocità di quelli che fanno del Rally nel deserto.

Tanti cari saluti

Hanspeter und Annemarie

Altri nuovi Link:

Köfte (vedi video)

Ponte romano in Adana (vedi video)

 

Homepage: www.BaselJerusalem.info

Foto: http://baseljerusalem.wordpress.com/category/fotos/

Video: http://www.youtube.com/user/BaselJerusalem?feature=mhum#g/u

Media: http://www.obrist-impulse.net/html/medien.html

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