Archive for febbraio, 2011

Passaggio doganale su misura

febbraio 23, 2011

Perchè un funzionario doganale porta tutto il tempo in giro con sé un metro pieghevole aperto? Annemarie doveva ancora togliersi questa curiosità prima di entrare in Grecia. All’uscita voleva quindi  vedere se questo provvedimento fosse necessario anche in Turchia. Ma non arrivammo a questo punto. Quella  mattina, contrariamente alle sue abitudini, Annemarie controllò la casella di posta, prima di partire e trovò un messaggio interessante  da parte di Jeremy. Avevamo fatto la sua conoscenza a Montenegro, mentre viaggiava verso Istanbul. Dopo che avevavamo già sentito la notizia, ci comunicò di persona che era stato aggredito e derubato in Grecia. Avevamo già alle nostre spalle il percorso dove era accaduto il fatto e siamo molto grati di essere stati preservati da un pericolo del genere. Inoltre Jeremy ci scrisse che era impossibile entrare in Turchia a piedi. L’avvertimento ci arrivò appena in tempo. Così abbiamo saputo di non doverci nemmeno provare. Pregammo di trovare un autista disponibile a portarci con sé e ci avviammo. Tuttavia strada facendo ci eravamo accorti che ben poche macchine si dirigevano verso la Turchia e che quelle poche erano piene fino all’ultimo posto. Ormai arrivati alla dogana vedemmo da lontano un camper con una targa italiana. “Questa sarebbe una possibilità, ma devo assolutamente andare prima in bagno” disse Annemarie. Quando ritornò, il camper si trovava proprio al controllo greco dei passaporti. Velocemente prendemmo i nostri zaini e scattammo. Visto che Hanspeter non riesce a comunicare in italiano, Annemarie parlò alla donna seduta sull’altro sedile, dicendole: “Buongiorno, avremmo una domanda. Anche noi vorremmo andare in Turchia ma non è permesso oltrepassare a piedi la dogana. Non è che potreste portarci con voi?” A quanto pare l’autista aveva sentito tutto perché, mentre diede i passaporti al doganiere, gli chiese se la cosa fosse vera. “È vietato oltrepassare il confine a piedi” confermò quello. Allora entrambi furono disposti a farci entrare. Rapidamente Hanspeter  mostrò i documenti al doganiere e pochi minuti dopo ci trovavammo già su territorio turco. Difficile credere che siamo stati portati in Turchia così velocemente ed anche con un veicolo di cui ogni tanto sognamo.

Alla nostra pecora bianca fu permesso di passare anche senza passaporto. Sicuramente si sentirà a suo agio nel nuovo paese poiché qui è pieno zeppo di greggi. Una volta ci trovammo sul ciglio della strada e siamo stati in grado di individuare sette diversi greggi. La nostra pecora ha diversi significati. Una di queste è che abbiamo, 24 ore al giorno, un buon pastore. “Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano.” Così disse Gesù. Questi versetti della Bibbia (Giovanni 10:11,27-28) ci incoraggiano e ci danno forza – anche se abbiamo ancora davanti a noi un percorso impegnativo. Questa settimana abbiamo affrontato in tre giorni più di 100 km. Grazie ad un cantiere lungo 32 km abbiamo potuto camminare tutto il giorno da soli, senza macchine, su una strada appena costruita. Il giorno seguente un forte vento ci soffiava alle spalle spingendoci in avanti. Amiamo sorprese come queste.

Altrettanto piacevole è stato un breve incontro a Gallipoli. In una fredda mattinata, Hasan salì cantando su un carro trainato da un cavallo. Annemarie cercò di utilizzare il suo piccolo patrimonio lessicale e gli chiese in turco: “Come state oggi?” l’uomo si mise a ridere e ci insegnò qualche parola in più. La sua felicità era davvero contagiosa. Interessante era che Hasan fosse felice nonostante dovesse portare dei carichi pesanti  con un tempo inclemente e tempestoso. È davvero bello che ci sono persone che fanno il loro lavoro con tanta gioia. Anche con un breve incontro ne può approfittare tutto l’ambiente circostante. L’impatto positivo di Hasan è una cosa che non dimenticheremo tanto velocemente.

Un impatto molto diverso è quello dato dal cavallo di Troia (vedi video). Questa città venne conquistata dopo dieci anni di guerra con un inganno. I nemici avevano nascosto in un enorme cavallo di legno dei soldati e avevano lasciato “l’animale” davanti alle mura. I Troiani lo portarono nella loro città, gioiosi e ignari di tutto. Di notte i soldati uscirono dal cavallo e aprirono le porte  e così l’armata, che stava aspettando, potè entrare senza alcun ostacolo.

I funzionari doganali in Grecia non vogliono essere imbrogliati e quindi portano sempre con sé un metro pieghevole per misurare la quantità di carburante nel serbatoio delle macchine che passano. Vi è una norma che stabilisce la quantità di carburante che può essere introdotta. Così abbiamo imparato qualcosa di nuovo.

A volte rimaniamo affascinati dalle scoperte che facciamo sul ciglio della strada. Oggi, per esempio, abbiamo osservato 191 bruchi che erano in convoglio sulla strada (vedi video).

Pieni di ringraziamento guardiamo indietro ai primi sei mesi. Possiamo solo meravigliarci come il nostro fedele pastore ci guida ogni giorno!

Saluti dalla Turchia

Hanspeter ed Annemarie

Foto: http://www.flickr.com/photos/obrist-impulse

Video: http://www.youtube.com/user/BaselJerusalem?feature=mhum#g/u

Il mio nome è Angelo

febbraio 7, 2011

Due giorni fa ci trovavamo nel corridoio di una stazione di polizia e stavamo aspettando Theodor davanti alla porta della prigione. Che cosa è successo? Procedevamo lungo la strada verso Iasmos ed eravamo appena entrati in un villaggio, quando a ciel sereno apparve un’elegante macchina nera che si fermò proprio accanto a noi. L’autista, un poliziotto di nome Theodor, come avremmo presto saputo, scese dalla macchina e ci chiese: “Avete bisogno d’aiuto?”. “No” disse Hanspeter, “Sì” disse Annemarie. “Sapete per caso se nel villaggio vi è una possibilità di pernottamento?”. “No, ma continuate a camminare per un chilometro fino alla stazione di polizia. Lì posso informarmi.” Abbiamo riempito gli zaini di mandarini e banane e poi ci siamo diretti verso la stazione di polizia. Theodor aveva già richiesto per telefono l’orario degli autobus, dopo che aveva scoperto che a Iasmos non vi erano né alberghi né altre camere. Davanti a una tazza di caffè – in cambio di due mandarini – abbiamo imparato di più sulla vita dei poliziotti  in Grecia. Più tardi, arrivati a Iasmos, nonostante la prognosi negativa,abbiamo tentato di trovare una stanza. Lì abbiamo incontrato una donna che parlava tedesco. Ci portò dalla proprietaria di un negozio. Entrambe le donne non vedevano nessuna possibilità di trovare qualcosa. Un proprietario di un ristorante ci vide sulla strada e ci invitò per una tazza di caffè. Anche lui non poté indicarci un posto in cui poter pernottare. Ma l’idea di dover passare la notte proprio in mezzo al villaggio, davanti a tutti e con questo freddo era tutt’altro che allettante. L’alternativa che ci era stata proposta era quella di passare la notte con un poliziotto nella prigione. Neache questa ci entusiasmò molto.

Involontariamente e completamente innocenti due uomini dovettero trascorrere la notte in quella prigione che avevamo visitato pochi giorni fa. Avrebbero avuto molti motivi per reagire con odio, rabbia o autocommiserazione. Ma cosa fecero questi uomini? A mezzanotte lodarono Dio. E così ad alta voce che lo sentirono anche gli altri detenuti. E Dio che cosa intraprese? Con un terremoto aprì tutte le porte del carcere e spezzò le catene dei detenuti (vedi video). Questa storia interessante è scritta nella Bibbia (Atti degli apostoli 16). Per noi è diventata come un simbolo, quello di lodare Dio anche nelle circostanze più difficili. Vogliamo imparare ancora di più a dire all’anima ciò che deve fare e non farci solo guidare da lei. Nel secondo versetto del salmo 103 c’è scritto: “Benedici anima mia il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici”. E trovare un motivo per cui lodare il Signore è una cosa che possiamo trovare ogni giorno. Ecco qui un esempio:

Recentemente stavamo camminando involontariamente lungo una strada poco trafficata. Ci preoccupavano un po’ i lampi che, di tanto in tanto, potevamo vedere in mare aperto. Un albergo situato fuori, che Hanspeter aveva trovato su internet, era chiuso e, viste le previsioni del tempo, avremmo dovuto fare i conti con la neve. Non eravamo particolarmente desiderosi di passare la nostra giornata di riposo fuori al freddo, in compagnia di cani randagi. Tornati alla strada principale, passò un quarto d’ora finché ci passò accanto la prima macchina. E – che regalo – si fermò! In Grecia abbiamo anche fatto delle esperienze completamente diverse. Il secondo regalo fu che l’autista, che era in macchina con sua moglie, non solò ci portò davanti a un albergo ma s’ informò per noi anche del prezzo. Questo fatto contribuì certamente a farci ottenere una camera a 25 euro a notte con angolo cottura. Così siamo stati in grado di cucinare il nostro amato riso con verdure e ananas. Quando abbiamo chiesto il nome all’autista, che era stato così gentile con noi, ci rispose: “Mi chiamo Angelo”. Per noi era stato un angelo, nel vero senso della parola, e non abbiamo avuto nessuna difficoltà a ringraziare Dio per il suo aiuto e lodarlo!

Fra un paio di giorni – la nostra velocità non è sempre uguale – raggiungeremo la Turchia. Con degli occhiali da sole ancora più grandi come protezione contro il vento e con un rotolo di asciugatutto da cucina per il naso che cola, ci arrangiamo bene con il freddo.

Cari saluti da due grati viaggiatori

Hanspeter ed Annemarie