Archive for dicembre, 2010

Bianco e dolce

dicembre 21, 2010

Una macchina suona il clacson. Ma ormai solo raramente ci giriamo per guardare perchè molti guidatori ci hanno chiaramente fatto capire che ci ritengono pazzi. È una decisione nostra se vogliamo guardare o meno verso le cose che ci demotivano. Così ignoriamo anche questa volta il suone del clacson. La macchina si ferma, un signore esce e ci rincorre. “Siete della Svizzera?” ci chiede. Aveva sentito parlare di noi da degli svizzeri che al momento insegnano inglese nel sud dell’Albania. L’uomo ci consigliò di non salire oltre. “Lì presto non ci saranno più case”, dice. “Forse potete pernottare in un centro cristiano che curano i bambini durante il giorno. Conosco Zamira che lavora lì. Ditele che vi mando io” aggiunse. Dopo aver camminato un’altra ora su per la montagna, abbiamo davvero potuto dormire in un piccolo edificio fuori dalla scuola materna. Visto che faceva molto freddo, Zamira ci portò una stufa per riscaldarci e grati abbiamo steso le nostre stuoie.

La strada verso Tirana era stata esigente per la pendenza, le strade piene di curve e le giornate brevi. Anche perchè avevamo deciso di fare diverse strade supplementari per una maggiore sicurezza, nostra e degli automobilisti. Se quel signore non ci fosse corso dietro, certamente non saremmo arrivati così freschi a Elbasan e la seconda parte della strada da percorrere sarebbe certamente stata più faticosa. Non saremmo riuscita a dividere quel percoso in modo più ottimale. Ci rende grati il fatto che ci sono persone che lavorano attivamente per le persone bisognose. Per questi 40 bambini fa una grande differenza se le persone si lamentano soltanto o se aiutano con dedizione e sacrifici personali. (vedi video). “Grazie Signore” diciamo ad Elbasan per la perfetta pianificazione di Dio, la protezione lungo la strada, per il centro per i bambini e l’ospitalità di Carrie e Ron Young (vedi video).

Quattro giorni dopo ci siamo trovati davanti ad un bivio a Ohrid e ci siamo chiesti se andare verso il centro della città o ancora qualche chilometro in direzione delle montagne. “Se andiamo ancora in città dobbiamo camminare per 43 chilometri domani. È improbabile che ce la facciamo”, pensavamo tra noi. Dal momento che avevamo ancora davanti a noi il grande obiettivo e visto che volevamo passare oltre le montagne prima dell’arrivo della neve, avevamo deciso di abbandonare il tour della città. Cominciava a diventare buio. Lungo la nostra strada non avevamo visto nessun posto dove poter stare. Così chiedemmo a due guardie di una grande azienda. “No, nessuno affitta delle stanze privatamente qui. Ma più avanti vi è un albergo” “Sì, ma abbiamo sentito che è chiuso. Siete sicuri che affittino ancora delle camere?” “Sì, siamo sicuri”. Così continuamo a camminare di buon umore. Dopo poco più di un’ora raggiungiamo nel buio gli ultimi piccoli gruppi di case. Un giovane stava accanto alla sua macchina. Non parlava nè inglese nè italiano e chiamò un anziano signore che ci spiegò, cercando di parlare tedesco con noi, che l’albergo non affittava camere. Così abbiamo chiesto se fosse possibile trovare un riparo, visto che avevamo una tenda. “No, qui non c’è niente. Dovete tornare a Ohrid” ci disse convinto. E ancora una volta siamo rimasti stupiti quando ci ha detto che stava aspettando un suo compagno per andare proprio lì. Ci portò con sè. Il bagagliaio è bloccato, così ci stringiamo assieme ai nostri zaini sui sedili posteriori. Poi abbiamo dovuto anche spingere la macchina. Ci portarono direttamente davanti ad un albergo situato in una zona a basso prezzo e l’uomo si informò anche per noi del costo della pernottazione. “20 euro” scrisse sulla macchina. Ci salutammo e li ringraziammo per l’aiuto gentile. Il giorno dopo abbiamo preso un taxi fino al luogo dove eravamo arrivati ieri. Se avessimo saputo dell’albergo chiuso non avremmo camminato fino a quel punto e non saremmo riusciti a percorrere tutto il tragitto. Quasi non riusciamo a credere come Dio abbia sistemato di nuovo tutto.

“60 euro”. Questa è la cifra scritta sul foglio di carta che ci aveva dato un tassista a Bitola. Ci avrebbe riportato al luogo dove il giorno prima tre gentilissimi macedoni ci avevano accolto nella loro macchina salvandoci dalla tempesta di neve. Altri ci avevano osservato e ci chiesero dove volevamo andare. “6 euro” fu l’offerta successiva. Ci sembrò un prezzo più adeguato per un paese dove il reddito medio è di 200 euro. Così lo accettammo con ringraziamenti. Il giorno prima i nostri aiutanti non vollero proprio accettare del denaro, anche se erano andati apposta per noi in mezzo alla città e avevano perlustrato tre alberghi. Dopo due notti abbiamo preso le nostre borse e siamo andati in una camera un po’ meno costosa.

Paolo deve aver superato le stesse montagne per arrivare ad Illiria (Albania). Scrive di ciò nei Romani 15:19. Abbiamo visto anche delle parti della vecchia strada romana “Via Egnatia”. I suoi viaggi devono però essere stati più faticosi. Che si sia goduto una pausa con -7 gradi di giorno e -14 di notte? Noi ci siamo presi il lusso di una camera riscaldata e un bollitore.

La neve bianca e il dolce miele ci ricordano la città di Bitola, situata vicino al confine con la Grecia. “La tua parole è nella mia bocca dolce come il miele”. Così leggiamo nel salmo 119,103. A causa delle condizioni stradali e del freddo abbiamo avuto un sacco di tempo per leggere la Bibbia. “Chi è salito in cielo e ne è disceso? Chi ha raccolto il vento nel suo pugno? Chi ha racchiuso le acque nella sua veste? Chi ha stabilito tutti i confini della terra? Qual è il suo nome e il nome di suo figlio? Lo sai tu?” (Proverbi 30:4). Da una persona macedone che ci aveva ospitati abbiamo saputo che non aveva idea di cosa fosse scritto nella Bibbia, anche se andava in una chiesa ortodossa. “No, non conosco le storie della Bibbia e non leggo questo libro. Forse più tardi”, ci disse.

Oggi piuttosto che domani vogliamo vogliamo ringraziare Dio e anche voi che pregate per noi e ci sostenete durante questo viaggio. Siamo profondamente toccati da tutte le esperienze, di cui molti di voi siete complici.

Buon natale e un dolce anno nuovo vi augurano

Hanspeter e Annemarie

p.s: Ormai abbiamo alle nostre spalle le valute Kuna, Lek e Denar e siamo sulla strada per Salonicco. Festeggiamo il natale solo il 6 gennaio, come è tradizione da queste parti.

 

Inondazioni a Shkodra

dicembre 11, 2010

6 dicembre 2010

Il 1° dicembre abbiamo buttato in tutta fretta le nostre cose nello zaino. Due ore prima eravamo marciati via senza colazione per Shkodra, per sfruttare al meglio la luce del giorno. La sera volevamo pernottare nella casa di una norvegese che si era trasferita in Albania anni prima, in particolare per aiutare i poveri della zona. Così per questo importante compito le abbiamo dato i soldi risparmiati, che altrimenti avremmo speso per l’albergo. Eravamo in viaggio verso sud, quando abbiamo incontrato per strada tre poliziotti che lasciavano passare solo jeep e autobus. Abbiamo chiesto il motivo di quest’azione. Ci hanno risposto:”Troppa acqua”. Abbiamo pensato: “Nessun problema” e abbiamo continuato il cammino. Tuttavia quando, poco tempo dopo, ci siamo trovati davanti a una quantità d’acqua tanto grande e vasta da impossibilitarci il cammino, siamo rimasti un po’ sconcertati. “Adesso potremmo arrivare dall’altra parte con un camion, ma riusciremo a tornare la sera?” La mattina avevamo letto assieme il salmo 121e chiesto a Dio il suo aiuto e la sua guida. È interessante notare che il salmo è scritto anche sul cappello da sole che ci aveva donato la chiesa a Pfäffikon e che Annemarie porta quasi ogni giorno. Ora ci trovavamo davanti a questa strada allagata e ci siamo ricordati del versetto: “Io alzo i miei occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene da Dio, che ha fatto i cieli e la terra. Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode.” Gli abbiamo chiesto: “Signore, che cosa ci vuoi dire?” Non abbiamo avuto la calma di uscire fuori dalla città e tornare qui la sera. Così abbiamo deciso di tornare all’appartamento, di raccogliere i nostri bagagli e di lasciare le chiavi.

Koli, il pastore della comunità, ci portò al punto dove la strada era allagata una quindicina di minuti più tardi. Questa è già la seconda grande inondazione a Shkodra in questo anno! Anche Koli era rimasto stupito per quanto l’acqua fosse già alta. Ci salutammo e salimmo su un camion per riuscire a raggiungere l’altro lato (vedi video). Con la pioggia costante e con sentimenti contrastanti continuammo il nostro cammino. La miseria, che ha colpito specialmente le persone già povere, occupava i nostri pensieri. Siamo grati che Koli ed altri cristiani si impegnino tanto per queste persone (vedi video). Il giorno dopo incontrammo di nuovo Koli, inaspettatamente. Era stato a Tirana per portare soccorsi per i lavori. In quel momento parte della città era inondata dall’acqua, alta anche fino a due metri. Koli ci fece notare che era stata una buona decisione lasciare la città un giorno prima.

Ad Annemarie cadde un pezzo di un dente lungo la strada tra Scutari e Tirana. Siamo davvero grati di conoscere Koli ed Ester. Durante la settimana Ester, la moglie di Koli, e sua sorella Ani sono nella capitale per frequentare la formazione per diventare dentista. A noi sembrarono quasi degli angeli quando ci portarono alla migliore clinica odontoiatrica e ci fecero da interpreti. Così entro breve tempo tutto era stato riparato e messo a posto. Siamo stupiti di come Dio ci faccia incontrare sempre gli aiutanti migliori! Ora Annemarie può anche portare a casa un souvenir dall’Albania.

Un’esperienza completamente diversa cominciò per noi già in Montenegro. Hanspeter voleva pagare in un negozio con una banconota da 100 euro. La commessa lo guardò con stupore perchè non le era possibile dargli il resto di 85 euro, semplicemente perchè non gli aveva. Andò per strada a chiedere a un tassista e in altri negozi per un cambio, ma senza successo. Non è stata l’ultima volta durante la quale non abbiamo potuto pagare con le nostre banconote. Poiché i bancomat non rilasciano banconote più piccole, abbiamo preso l’abitudine di cercare un grande centro commerciale e di comprare qualcosa di piccolo per ricevere il resto in banconote minori.

Davanti a noi ora si trovano i passaggi per giungere dalla Macedonia alla Grecia. Le previsioni del tempo sono buone, ma con temperature decisamente più basse. Quindi ancora oggi ci procureremo dei guanti più caldi.

Con molte grazie per tutte le preghiere e le altre forme di assistenza.

Hanspeter e Annemarie

Tre valichi di frontiera in otto giorni

dicembre 11, 2010

27 novembre 2010

In otto giorni ci siamo trovati ben tre volte davanti a una dogana e abbiamo avuto una positiva esperienza dopo l’altra. Da bravi avremmo lasciato la fotocamera in tasca (vedi l’arrivo in Croazia, blog precedente), se non fosse stato per un doganiere molto speciale. Ma andiamo con ordine.

Alla fine di ottobre abbiamo imparato come si raccolgono e si lavorano le olive. Da 100 kg. di olive si producono circa 15 litri di olio. Nel mese di novembre abbiamo invece avuto l’occasione di vedere un quadro completamente diverso. Lungo la strada verso Opuzen siamo passati davanti a una bancherella di mandarini dopo l’altra. Alla fine abbiamo dovuto lottare con le unghie e i denti per non crollare sotto il carico di così tanti doni. La nostra simpatica Nella, la signora che ci ha ospitati, ci ha detto che Opuzen, per la sua abbondante presenza di acqua dolce e il terreno fertile, è una zona particolarmente adatta alla coltivazione dei mandarini (vedi video sulla raccolta dei mandarini ad Opuzen). Suo figlio Josip porta ogni sera i frutti appena colti a un punto di consegna, su una barca lungo uno dei tanti canali. In seguito ci ha organizzato un posto dove dormire la notte seguente, ci ha fatto visitare il villaggio storico e alla fine ci ha anche invitati a bere un drink. A causa della lunga marcia, verso le 22:00 la stanchezza ha cominciato a farsi sentire. Ma siamo riusciti a mantenerci più o meno ritti sulle nostre sedie fino a mezzanotte.

La sera seguente ci eravamo già preparati per un semplice alloggiamento e a un pasto preso dallo zaino. Così siamo rimasti molto sorpresi quando ci siamo ritrovati davanti a un albergo di livello elevato e quando i proprietari, Anci e Oliver, ci hanno accolto nella loro casa come ospiti personali. Poi seguì anche un invito a cena inaspettato. Ma visto che erano appena tornati dal raccolto dei mandarini chiaramente stanchi, ci siamo sentiti a disagio accettare e disturbarli oltre. Eravamo già molto grati che ci avevano offerto un tetto sopra la testa. In estate abbondano i turisti ma in inverno ci sono solo dieci case abitate. Così abbiamo declinato l’invito con i dovuti ringraziamenti ma senza successo. La mattina dopo ci siamo stupiti non poco quando il Salmo 104, che avevamo letto dopo esserci alzati, sembrava fatto per questa coppia. Nel loro soggiorno si possono vedere le montagne, il giardino e il mare. La pesca è una passione di Anci e le piace anche stare all’aria aperta. “ Egli annaffia i monti dall’alto delle sue stanze; la terra è saziata con il frutto (anche i mandarini) delle tue opere. … ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi.” Dopo aver pregato per Anci e Oliver ci siamo avviati verso la Bosnia Erzegovina arricchiti dalla nostra discussione e rafforzati dalla parola di Dio. Alla dogana ci ha salutato gentilmente una giovane donna e ancora lo stesso giorno ci siamo trovati la seconda volta davanti a un confine – questa volta sulla strada per la Croazia. Non abbiamo nemmeno dovuto mostrare i passaporti.

A Dubrovnik, in un ostello della gioventù, abbiamo fatto conoscenza di una donna di 61 anni che stava pellegrinando da Roma a Gerusalemme. Da Dubrovnik ci ha accompagnato lungo il nostro cammino per un giorno e abbiamo avuto modo di conoscere il doganiere Vlaho. Vlaho aveva sentito di noi dai Müllers di Split (vedi video: Uwe Müller ed Edita) e ci aveva invitati tramite sms a pernottare nella casa dei suoi genitori. La sera ci raccontò che Gesù gli apparve in un sogno straordinario fatto cinque anni fa. In seguito a questo cominciò a leggere la Bibbia. Il messaggio di Gesù cambiò completamente la sua vita. In passato beveva troppo e non prendeva la verità molto sul serio. Da cinque anni ormai è un uomo libero. La sua storia ci ricordò molto quella di Zaccheo il pubblicano, che cercava solo le cose materiali che contano in questo mondo. Ha avuto modo di conoscere la ricchezza spirituale al suo incontro con Gesù (Bibbia: Luca 19) Vlaho sapeva che il giorno seguente saremmo passati davanti alla sua dogana e ci ha proposto di fare una foto assieme. Così ci è capitato che all’uscita della dogana della Croazia eravamo stati fotografati da e con un funzionario doganale. Non avremmo potuto avere delle esperienze più contrastanti in Croazia.

Nel Montenegro lampeggiava, tuonava e pioveva continuamente. Ma abbiamo sempre trovato un rifugio o una stanza al momento giusto. Nei prossimi giorni arriveremo in Albania. Grazie per tutte le preghiere.

Saluti dal Montenegro
Annemarie und Hanspeter