Inizia il viaggio

dicembre 24, 2011

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6 maggio 2012 Centro Cristiano Cantù

maggio 5, 2012

Viaggio a piedi da Basilea a Gerusalemme

Annemarie e Hanspeter Obrist avevano un sogno: camminare a piedi da Basilea fino a Gerusalemme. Partirono il 16 agosto 2010 e camminarono per 9 mesi verso la Terra Santa dove arrivarono l’8 luglio 2011. Hanno fatto delle esperienze uniche che vogliono raccontarci domenica 6 maggio 2012.

Programma di domenica 6 maggio 2012 – siete invitati: Centro Cristiano Cantù – Via primo Maggio, 1 , Asnago di Cantù 031-70 17 78

10.30 : Le esperienze di Hanspeter ed Annemarie e l’insegnamento per la loro (nostra) vita – dopo mangiamo insieme – ognuno porta la quantità che mangerebbe a casa e così potremo godere un ottimo pranzo tutti insieme.

14.30 : Immagini e video del viaggio della coppia Obrist da Basilea a Gerusalemme

VENITE ANCHE VOI!


Il miracolo dell’appartamento

luglio 31, 2011

“Penso che I miei nervi non avrebbero sopportato una seconda volta la vostra avventura…” ci scrisse una giovane donna. Possiamo tranquillizzarvi, cari lettori. A settembre, ancora prima del 50° anniversario di matrimonio dei genitori di Annemarie, voleremo di nuovo in Svizzera per festeggiare insieme a loro questa giornata speciale. Assieme hanno superato molti giorni di sole e di pioggia e neanche una disabilità è riuscita a prendere loro la gioia del giardinaggio. Una volta, in Israele, abbiamo incontrato un gruppo di gente disabile e non, che si incontra ogni venerdì per fare un giro in bicicletta.  Il loro logo è la parola ebraica “beyachad” che in italiano potrebbe essere tradotto con “insieme”. Ci siamo stupiti e ne abbiamo chiesto il motivo. “È Jiddish” ci spiegarono. Pieni di entusiasmo per il nostro viaggio ci avevano subito voluto invitare a bere qualcosa. “No, grazie. Non beviamo mai la mattina”. Questo però non impedì loro di metterci in mano due bicchieri di vino. Viaggiare insieme è gratificante, stimolante e allarga gli orizzonti.  Siamo contenti che anche in Svizzera ci siano dei gruppi che fanno delle escursioni con persone disabili. I genitori di Annemarie questa settimana hanno partecipato a un campo a Interlaken con l’associazione “Glaube mit Behinderung” (“Fede con disabilità”) (http://www.gub.ch).

Il nostro viaggio è terminato. L’ultimo pezzo del nostro percorso ci portò su un trail israeliano (vedi video da Carmelo fino a Cesarea) (da Cesarea fino a Latrun) (da Latrun fino a Gerusalemme) fino al notro traguardo: il Monte degli Ulivi a Gerusalemme (vedi video da Gerusalemme fino al Monte degli Ulivi).  Poi ci siamo  presi una settimana di pausa dalle tante avventure e abbiamo custodito una casa per una settimana, la casa e il cane. Grazie alle passeggiate quotidiane siamo riusciti a rimanere in allenamento. Abbiamo sudato freddo quando il cane inseguì rabbiosamente un gatto che aveva osato entrare nel suo territorio. Ma durante la settimana seguente non mangiò né gatti né altri animali e lo avremmo tenuto volentieri con noi ancora per un po’. Ma Dio aveva già degli altri piani in serbo per noi.

Arrivati in Israele non avevamo ancora saputo dove avremmo trascorso l’estate. A Haifa abbiamo incontrato una coppia interessante e abbiamo ripreso su video la loro storia (vedi video). Visto che i due sono andati in Svizzera solo per un paio di settimane, possiamo custodire la loro casa per tre settimane assieme a un bel gatto.  È interessante che anche per Judith il salmo 121 ha un significato particolare. Dato che è scritto sul cappellino di Annemarie, ce ne siamo ricordati sempre di nuovo. Possiamo solo confermare che ciò che vi è scritto accade ogni giorno: “Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode”. Sì, noi abbiamo fatto le cose che erano in nostro potere, ma è stato Dio che ci ha protetti giorno e notte. Un regalo che abbiamo accettato con gratitudine. Vogliamo dare a LUI lode e un grande grazie!

Durante questo viaggio abbiamo dovuto imparare ad accettare dei regali. Perché solo se lo facciamo, possiamo anche continuare a dare con generosità. Dio ci ha riempito di forza e di così tante cose, ci ha ridato di più e in maniera diversa ciò che abbiamo dato. Per esempio, siamo riusciti a dare una gioia ad alcuni automobilisti in Turchia quando spontaneamente abbiamo aiutato a spingere la macchina che si era fermata. Di tanto in tanto dovevamo farci mostrare sulla cartina dove ci trovavamo ma spesso potevamo indicare noi la strada a dei passanti che erano alla ricerca della strada giusta. Abbiamo anche accettato il regalo di molte persone che hanno fatto qualcosa per noi quando abbiamo lasciato Basilea. Sulle foto ci siamo noi due ma  senza l’appoggio di molte altre persone non saremmo mai arrivati tanto bene a destinazione. Insieme è possibile raggiungere molto. E pensiamo in modo particolare anche ai nostri “operatori del soccorso”. Per esempio, sappiamo che Daniel ci avrebbe aiutato nel caso qualcosa con l’internet non avesse funzionato, Bini avrebbe agito se ci fosse stato un qualche problema con i nostri bastoni da trekking e Käthi si preoccupava sempre che riuscissimo a effettuare delle chiamate con il nostro cellulare. Anche altri ci hanno offerto il loro aiuto in caso ci fosse stata un’emergenza.  Questo fatto ci ha colpito molto! Sapere di poter contare su tante persone, oltre alla fiducia nel sostegno di Dio, ci è stato di grande incoraggiamento. E ci sono anche stati molti sponsor che ci hanno permesso di essere generosi anche con persone con limitate risorse finanziarie. Qualcuno, che avevamo conosciuto durante il nostro viaggio ci fece sapere: “Il fatto che ci abbiate lasciato un’offerta così grande e che abbiate una così grande fiducia nel nostro Padre Celeste. Questo ci dà nuovo coraggio e forza per andare avanti”.

Nei prossimi mesi ci prenderemo il tempo di riassumere le nostre esperienze e scriverne un libro, oltre a tenere delle conferenze. Forse possiamo motivare le persone affinché si muovano di può nella natura. “Oggi abbiamo fatto una camminata di un paio d’ore, motivati da voi. È stato favoloso” ci aveva scritto qualcuno. La notizia ci ha resi contenti! Pura gioia ci hanno dato anche Renèe e Walter. Tengono pronto per noi un appartamento già mobiliato da fine settembre fino a giugno 2012. Già prima del viaggio ci avevano permesso di lasciare un paio delle nostre cose nella loro soffitta a Rapperswil. Ci è stato di grande aiuto e ci siamo meravigliati di questo miracolo.

Ci aspetta un miracolo ancora più grande perché è in lavorazione un nuovo appartamento: “Nella casa del Padre ci sono molte dimore. Altrimenti non vi avrei detto: Vado a prepararvi un posto” così dice Gesù (Giovanni 14:2). È incredibile con quanto amore Dio si preoccupa per noi.

Siamo ancora su questa terra. E vogliamo sfruttare bene il tempo che ci resta. Chi vorrebbe organizzare un evento con noi può contattarci per mail. Abbiamo già fissato alcuni appuntamenti. Per esempio saremo nel centro cristiano Felsengrund a Rathen da venerdì 25 a domenica 27 e vogliamo parlare di: lasciare e partire, andare avanti nei giorni di sole e in quelli di pioggia, scoperte lungo la strada. Chi vorrebbe essere presente si rivolga direttamente alla casa Felsengrund (www.Felsengrund-Rathen.de).

Nelle prossime settimane metteremo online anche dei nuovi video e delle foto. Un po’ di tempo fa qualcuno ci mandò un messaggio: “Da quando siete partiti da Basilea mi interesso del vostro viaggio. Sia le descrizioni del viaggio (assieme alla forte fede in Dio) sia le immagini sono una vera goduria!!!!”

In questo senso vi auguriamo dei momenti piacevoli nella vita quotidiana.

Hanspeter e Annemarie

Altri Link:

Homepage: www.BaselJerusalem.info

Foto: http://baseljerusalem.wordpress.com/category/fotos/

Video: http://www.youtube.com/user/BaselJerusalem?feature=mhum#g/u

Radio Life Channel (ERF Schweiz)

http://www.lifechannel.ch/life_channel-programm-serien-reise_nach_jerusalem.html


Alleluia

luglio 20, 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luglio 10, 2011

Abbiamo scalato molte montagne

Siamo arrivati al monte degli Ulivi

Alleluia! Dio è fedele

Lo abbiamo sperimentato in un modo tutto nuovo

Estate, inverno, giorno e notte

Siamo stati protetti dai suoi angeli

Con preghiere, aiuti e anche doni

Ci avete aiutato molto

Quando Gesù è in barca con noi

Superiamo ogni difficoltà

Vogliamo ringraziare LUI e voi

E, fidandoci di Dio, osare nuovi percorsi


Angels on the road

luglio 20, 2011

Luglio 7, 2011

„Sono così contenta che abbiate detto sì!” ci aveva detto Atalia almeno per la terza volta, con uno scintillio negli occhi. Abbiamo parlato con lei e con Mark dopo aver scoperto, poco prima di arrivare a Netanja, che gli “Angels on the Road” erano troppo occupati a Schwil (Israel Trail). In Israele, per i viandanti di Schwil, vi è una gamma unica di aiutanti che, per pochi soldi e a volte anche gratis, offrono un posto per dormire, dell’acqua potabile o aiuti di altro tipo. Nel nord, Reut aveva telefonato con il nostro cellulare ad uno di questi “angeli” davanti ai portoni chiusi di un Moschaws, la sera tardi dopo la prima notte che avevamo trascorso all’aperto. Ci avevano permesso di dormire in un edificio, che una volta era stato una scuola materna, in cambio di un’offerta volontaria per l’acqua e l’elettricità consumata. Abbiamo trovato questo fatto grandioso. Solo il giorno prima di aver conosciuto Atalia, abbiamo incontrato un altro angelo, dato che spesso dormivamo in tenda o da conoscenti. “Sì, potete dormire da noi” ci aveva risposto Gil al telefono. “Fantastico! Dici che lì possiamo piantare la nostra tenda?” ci eravamo chiesti. Su internet c’era solo scritto che vi era una possibilità di fare una doccia. Dal nostro punto di vista, non voleva ancora dire che avremmo avuto un tetto sopra la testa per dormire. Gil ci venne incontro sulla spiaggia e ci portò in una casa con letto matrimoniale e una doccia privata. Ci siamo meravigliati ancora una volta quando la sera stessa Anat, la moglie di Gil, ci invitò da sé dicendo: “Gil sta preparando la cena per noi”. Eravamo senza parole. Più tardi Gil ci raccontò che questo era ormai il secondo anno che partecipava allo Schwil: “E l’anno scorso hanno dormito da noi più di 150 viandanti di Schwil”. Hanspeter telefonò con altri due angeli, dopo che la mattina Anat ci aveva incoraggiato ad utilizzare tranquillamente di più questo sistema. Ricevette un rifiuto da tutti e due perché non avevano tempo. Poco dopo abbiamo incontrato Atalia e Mark. Erano appena tornati da un viaggio in Svizzera. “Sapete già dove dormirete stanotte?” ci aveva chiesto Atalia. Abbiamo detto di no. “Venite da noi nel Kibbuz” propose. Contenti avevamo steso le nostre stuoie e ci siamo detti: „Quando gli angeli ufficiali sono troppo occupati, Dio manda degli altri. Fantastico!”

„Incredibile“ aveva detto Hanspeter almeno tre volte. Nella parte nord di Tel Aviv eravamo contretti ad attraversare il fiume Yarkon. Il problema è che sullo Schwil si può arrivare dall’altra parte del fiume solo passando attraverso l’acqua. Ma anche in questo caso Dio aveva già provveduto. Anche se il nostro tratto di strada era molto al di fuori dei soliti percorsi, proprio nel momento giusto era arrivata un’automobile. Per Annemarie il caso era chiaro. Dio doveva averlo preparato per noi. Senza ragionarci più di tanto si era rivolta a quelle persone chiedendo: “Taxi?”. I due giovani avevano discusso assieme e poi il conducente ci aveva fatto capire di doverci mettere una a sinistra e uno a destra sul predellino. Il nostro taxi era tornato subito indietro, appena avevamo poggiato i piedi per terra dall’altra parte del fiume, e i due uomini erano subito scomparsi. “Grazie Signore, ci hai mandato anche un taxi proprio al momento giusto!”. Dio ci aveva guidato anche in modo che il giorno dopo avevamo potuto partecipare alla benedizione di Yonatan Grimberg. È molto bello poter festeggiare il culto con altre persone. Inoltre Alon, Rajaa’ e Karin, la sorella di Alon avevano provveduto per noi con dei cibi salutari, cosa per la quale eravamo molto grati. Questi tre angeli si applicano, in diverse comunità e programmi, per permettere una riconciliazione tra ebrei e arabi, una cosa grandiosa. Una sera Karin, che originariamente proviene dalla Germania, ci ha raccontato di come un’esperienza traumatica possa trasformarsi da un meno in un più (vedi video).

Il giorno dopo avevamo fatto conoscenza di Hagay, incontro che ci aveva colpito molto. In mezzo al nulla abbiamo incontrato un bus. Il conducente aveva tirato giù il finestrino e ci aveva chiesto la seconda domanda più importante: “Avete abbastanza acqua?”. Avevamo riempito le nostre borracce la mattina e poi di nuovo all’unico posto dove ciò era possibile, un complesso industriale. Ma era una giornata molto calda e quindi abbiamo risposto: “Non siamo sicuri se avremo davvero abbastanza acqua”. Un secondo dopo Hagay era già sceso dal bus, aveva aperto le porte anteriori e ci lasciò riempire le nostre borracce. “Grazie Signore, ci hai mandato di nuovo un angelo!” ci siamo poi detti poco dopo, sollevati. Ancora una volta abbiamo ringraziato Gesù per i numerosi “angeli” che ci sostengono. Alcuni non li conosciamo neanche personalmente. Sperimentare l’amore di Dio e delle persone è per noi un privilegio e un grande incoraggiamento.

Dopo la sua resurrezione Gesù chiese a Pietro tre volte: „Tu mi ami?”. Che domanda! Annemarie ha imparato, assieme a più di cento altre donne,  molte nuove cose tramite un corso biblico inglese, che dura diversi anni (http://www.bsfinternational.org). Nella traduzione tedesca c’è scritto che Gesù voleva fare la volontà del padre. In quella inglese invece: „I WANT TO PLEASE HIM“ (voglio piacergli). Gesù ama tanto suo padre che vuole fare solo ciò che piace a Lui. In questo modo ogni cosa è un “Tu puoi”, non “Tu devi”. Così la vita è una gioia!

La gioia che proviamo per la fedeltà di Dio, che abbiamo sperimentato durante questo viaggio, è indescrivibile. Cercheremo lo stesso di esprimerla in parole una volta arrivati a destinazione. Domani prenderemo i nostri zaini per l’ultima volta e saliamo sul monte degli ulivi. Lì Gesù è salito al cielo e lì tornerà. Il fatto che Egli viva e che già ora ci dia così tanto è un grandissimo regalo! Siamo così contenti che abbia detto di sì alla via che suo Padre in cielo aveva previsto per Lui.

Due viandanti davvero contenti e quasi arrivati a destinazione.

Hanspeter und Annemarie


Trail in Israele

luglio 20, 2011

Giugno  26, 2011

„Dove passate la notte? Quanto pesa il vostro zaino? Quanti soldi avete con voi? Quanti chilometri camminate ogni giorno? Dove e che cosa mangiate?”.  Alcuni scolari, mentre salivamo sul monte Tabor, ci hanno fatto queste e molte altre domande. Quando in autunno torneremo in Svizzera saremo contenti di raccontare le nostre esperienze in scuole, chiese e altre istituzioni. Anche noi abbiamo già profittato dell’esperienza di altri. Quando in Israele ci siamo trovati per la prima volta davanti a un cinghiale, il nostro cuore ha cominciato a battere più forte. Poi ci siamo ricordati del libro di Judy Pex. Assieme a suo marito ha percorso 940 km da Elat nel sud fino al confine libanese nel nord e ha messo per iscritto le sue impressioni. Più tardi il diario di viaggio venne tradotto dalla casa editrice Ingeborg Beyeler-Blum (titolo in tedesco: “Der Israel Trail”). In questo libro aveva anche scritto che i cinghiali possono attaccare gli uomini. Ma quando, in almeno cinque località diverse, i cinghiali avevano preferito darsela a gambe, abbiamo tranquillamente piantato le nostre tende a cielo aperto. Di notte, alle una e mezza, abbiamo sentito che un cinghiale stava correndo verso la nostra tenda e si era fermata proprio davanti. Hanspeter aveva lampeggiato un po’ con la torcia e già l’animale aveva deciso di andarsene. Poco dopo anche un altro cinghiale aveva voluto scoprire chi osava dormire all’aperto sotto il cielo stellato.

Un paio di giorni prima avevamo incontrato, visitando Banias (vedi video), due giovani donne. Anche loro volevano iniziare un trail in Israele. “Possiamo camminare con voi?” ci chiesero a Kibbuz Dan. “Potremmo dormire su questo campo sportivo e partire domattina”. Questa era la loro idea. “Vorremmo profittare della frescura della sera e partire subito” abbiamo risposto noi. Così accadde che cominciammo a camminare alle sei di sera, assieme a Yaara e Reut. Il giorno dopo abbiamo dovuto fare un piccolo cambiamento di percorso perché a Reut stava finendo l’acqua. Ora riusciamo a capire perché, ai margini di un parco naturale, ci sia scritto di portare almeno dai tre ai cinque litri di acqua a persona. Altri viatori ci avevano detto di aver trasportato più di otto litri di acqua a persona.

Al nord i percorsi nella natura sono spinosi, di tanto in tanto, ma assolutamente bellissimi (vedi video). A volte facevamo fatica ad andare avanti perché ai bordi della strada vi erano sempre delle cose interessanti da vedere. Non riuscivamo quasi a smettere di guardare un arcobaleno (vedi video) prima di salire sul monte Arbel, proprio nel posto in cui il “trail di Israele” e quello di “Gesù” si sovrappongono. Un’altra volta invece avevamo osservato come un millepiedi si svegliava e come metteva in moto tutti i suoi piedini. Assolutamente unico! Siamo contenti di doverci occupare solamente di due piedi. Durante il primo pezzo di strada abbiamo chiesto ad altri viatori che scarpe avessero utilizzato per arrivare da Elat al nord. Delle buone scarpe sono un buon investimento. Per quanto riguarda il tratto che ormai si trova alle nostre spalle, è stato un vantaggio avere delle scarpe impermeabili. Ma, a causa delle temperature esorbitanti di Israele, sudiamo in queste scarpe più di quanto vorremmo. Invece di provare delle nuove scarpe o dei sandali, abbiamo deciso di cambiare ogni ora le nostre calze. E fino ad adesso è andata abbastanza bene. L’altra settimana però i nostri piedi si sono potuti riposare un poco perché abbiamo fatto una “pausa turistica” nell’albergo Beit Yedidia. Con la macchina siamo andati a visitare un paio di luoghi, che sono interessanti dal punto di vista biblico, e una coppia che ha potuto sperimentare la preservazione di Dio in una maniera particolare (vedi video). Abbiamo trovato il Nazareth Village molto interessante poiché lì viene mostrato in modo diretto di come la gente viveva e lavorava ai tempi di Gesù (vedi video).

Per noi era stato molto interessante notare che, esattamente dopo dieci mesi dalla nostra partenza a Basilea, abbiamo potuto guardare in direzione di Cana, essendo vicini a Nazareth. Proprio a Cana Gesù aveva compiuto il suo primo miracolo a un matrimonio trasformando acqua in vino. Ci ricordiamo di molti miracoli che abbiamo sperimentato finora durante il nostro viaggio. Già prima del viaggio Marianne e Werner ci avevano prestato la loro macchina proprio al momento giusto, Christine, Katja e Rahel ci avevano aiutato tutto il giorno con le pulizie e l’imballaggio e Fredi, Walter e Marianne e anche altri a trasportare i mobili. La lista dei nomi di tutti gli altri che ci hanno aiutato riempirebbe un paio di pagine. Avevamo regalato un tavolo al Ländliheim a Basilea. In cambio ci avevano fatto dormire da loro la notte prima della partenza. Annemarie riesce a entusiasmarsi davvero per “baratti” di questo tipo. Un pranzo per le pulizie, un taglio di capelli per aver curato i bambini o leggere per un’ora in cambio di un mazzo di fiori. Una sorella al Ländliheim ci aveva fatto sapere che avrebbe comprato il primo libro, se avessimo deciso di scriverne uno. Anche se ogni tanto ci incoraggiavano a scrivere un libro, eravamo ancora indecisi. Anche una casa editrice aveva già provato tre volte a convincerci ma volevamo finire il nostro viaggio prima di decidere se buttarci a capofitto in questo “progetto – libro” oppure no. Mentre stavamo scalando il monte più alto sul quale siamo saliti in Israele, ci venne in mente come avrebbe potuto essere questo progetto. Il fatto particolare era che proprio in quel momento eravamo coperti da una nuvola. Nel nord ci avevano detto che in questo periodo dell’anno non potevamo più aspettarci delle nuvole. Ma Dio ci ha “regalato” una nuvola proprio nel momento in cui stavamo scalando il monte Meron. Il Suo tempismo è imbattibile!

Questa è una cosa che abbiamo sperimentato anche quando, un paio di mesi fa, avevamo ricevuto un invito per il 20° anniversario della chiesa Karmel a Haifa. Non riuscivamo quasi a credere quando abbiamo raggiunto il punto più alto del monte Karmel proprio al pomeriggio di questa grande festa. È interessante notare che, durante la festa, eravamo seduti di fronte ad una svizzera (vedi video), il cui desiderio era di poter parlare della fede con qualcuno nella sua lingua madre. Per Dio niente è impossibile.

Lunedì mattina partiremo da Karmel e faremo l’ultimo tratto del nostro percorso. Non possiamo certo non condividere con voi il salmo 92, che è stato letto durante la festa sul monte Karmel: È bello rendere grazie al Signore e cantare al tuo nome, o Altissimo. Come sono grandi le tue opere, Signore. (Salmo 92: 1 e 5)

Hanspeter und Annemarie

P.S. A chi piacerebbe ricevere una cartolina da Gerusalemme può mandarci una mail senza scrivere un commento a: Obrist@BaselJerusalem.info

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Due parti di Cipro

luglio 19, 2011

Giugno 7, 2011

“No, non potete camminare dal nord di Cipro al sud. La accompagno volentieri in taxi“ Hanspeter stava quasi per credere al tassista a Salamina (vedi video) ma Annemarie dubitava dell’affermazione. “Non avete veramente mai visto dei pedoni attraversare la base militare britannica?” chiese ancora. “No, mai”. Annemarie non era ancora convinta. „Le persone spargono spesso delle voci. Forse non è vero“. Alla fine abbiamo deciso di provare ad attraversare il confine, dopo aver visitato la città di Famagosta (vedi video). Al confine il doganiere voleva controllare bene i nostri zaini. “Potete scegliere quale volete che controlli”. Per noi era uguale ma abbiamo scelto lo zaino di Annemarie. “Allora prendo il suo” disse il doganiere ed indicò lo zaino di Hanspeter. Superata la base militare Annemarie disse: “Era inutile che ci chiedesse quale zaino scegliere se alla fine ha preso comunque quello che vuole”. “Forse pensava che avremmo scelto quello che non avrebbe contenuto niente di illegale e ha quindi deciso di controllare l’altro” questa era la logica di Hanspeter. Il doganiere ci confermò quello che avevamo già saputo, cioè che il timbro nel passaporto dell’entrata nel nord di Cipro avrebbe potuto causarci dei problemi. Alcuni ci avevano detto che forse saremmo dovuti ritornare nel nord di Cipro per poi volare in Israele, fatto che ci costerebbe alcune centinaia di euro in più. Entrati nel sud di Cipro, Hanspeter si mise davanti al computer per chiedere al sito ufficiale.

Sì, in questa isola ci sono una parte turca e una greca. Dalle conversazioni abbiamo presto scoperto che vi è un grande conflitto. Anche solo affrontando il tema dell’UE le cose diventano complicate. In un volantino informativo c’era scritto : “Il 1° maggio 2004 Cipro – inclusa la parte nord – divenne membro dell’Unione Europea. Nel protocollo del Trattato di adesione viene però sottolineato che l’applicazione delle norme dell’UE saranno rinviate fino alla risoluzione del questione cipriota per quelle regioni non sottoposte all’autorità del Governo della Repubblica di Cipro, per via dell’occupazione turca. Le negoziazioni e gli sforzi per una soluzione giusta e funzionale stanno continuando”. In una parte del paese abbiamo sentito dire la gente: “Dobbiamo essere gentili, vogliamo entrare nell’UE” e nell’altra: “Non è colpa nostra se il paese è in queste condizioni. Quelli dell’UE ci avrebbero dovuto controllare meglio”. In tutte e due le parti ci sono delle persone che sono gentili volontariamente. E il controllo fa comunque parte della vita. Anche da noi ci sono molte cose che potrebbero essere migliorate. In un campeggio a Cipro sentivamo il ronzio di una zanzara, ma nella tenda credevamo di essere al sicuro. Il giorno dopo però abbiamo scoperto che la zanzara non si trovava fuori ma dentro la tenda. Era stata molto attiva quella notte, cosa ci è stato poi dimostrato dai numerosi segni lasciati. Altri animali hanno altre preferenze. Due cani trovano la plastica decisamente gustosa (vedi video). Per fortuna abbiamo incontrato già morto un altro animale: un serpente. Annemarie preferisce non avvicinarsi troppo a questi animali. Anni fa, durante la visita di un adolescente aveva coraggiosamente disteso le mani in modo che potesse prendere il serpente. All’inizio tutto andò bene. Ma ad un certo punto il serpente si mosse ed Annemarie, presa dal terrore, tirò indietro le mani e fece cadere il serpente per terra. Le era dispiaciuto molto ma ormai non poteva più annullare l’incidente.

Anche Adamo ed Eva non potevano cancellare l’errore che avevano fatto. Avevano creduto al serpente quando aveva detto che Dio aveva mentito loro e nascosto la vertità. Il problema è che l’avversario di Dio non smette mai di mentire alla gente e cercare in tutti i modi possibili di allontanarli dalla via del Signore. A Cipro il proconsole chiamò a sé Paolo e Barnaba perché voleva sentire la parola di Dio. Il falso profeta e mago Elima tentò in tutti i modi a Paphos (vedi video) di allontanare il proconsole dalla fede. Paolo allora disse ad Elima: “O tu, figlio del diavolo, pieno di tutta la frode e malizia, nemico di ogni giustizia, non cessi di sconvolgere le vie dritte del Signore? ( Atti degli apostoli 13). Allora Elima divenne ceco per un certo periodo di tempo e il proconsole si convertì. Satana non si fermò neanche davanti a Gesù. In Matteo 4 leggiamo che Gesù ha risposto ad ogni tentazione con dei versetti del quinto libro di Mosè. Leggiamo volentieri la Bibbia ma tra camminare, lavare i vestiti, comprare il necessario e tra i chiarimenti necessari per il viaggio non troviamo il tempo che vorremmo. Ma con la tecnologia di oggi anche questo non è più un problema. Paul ci ha regalato un piccolo MP3 con dentro il Nuovo Testamento. Così possiamo ascoltare la migliore notizia del mondo anche attraverso gli auricolare mentre camminiamo. Anche in questo caso Dio ha provveduto per noi in una maniera fantastica e particolare. Abbiamo anche ricevuto un aiuto di tutt’altro tipo. All’inizio a Cipro il tempo era molto caldo e afoso. La nostra pelle aveva reagito con un rossore alle gambe. “Grazie mille, Signore!” abbiamo detto, non quando è arrivato il sole come un paio di mesi fa, ma per le nuvole che ci ha mandato. Spesso sentivamo: “Quest’anno il tempo è davvero strano”. Noi ne siamo contenti.

Nel frattempo siamo arrivati in Israele. Lasciata Cipro, abbiamo mostrato i nostri documenti e siamo riusciti a passare senza problemi. Grazie Signore! Se la situazione politica ce lo permette giovedì saremo al confine con il Libano e cominceremo un trail di Israele. Ora seguiamo le orme di Gesù e non più quelle di Paolo. “In Cristo sono nascosto tutti i tesori della sapienza e della scienza”. (Colossesi 2:3). In questo senso cominciamo la nostra ricerca del tesoro e vi auguriamo che anche voi troviate ancora molti tesori. La vita con Dio è e rimane emoziante.

Hanspeter und Annemarie

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Media: http://www.obrist-impulse.net/html/medien.html

Radio Life Channel (ERF Schweiz) del 24. Mai 2011

http://www.erf.ch/artikel/13903.html

Più recenti: http://www.lifechannel.ch/life_channel-programm-serien-reise_nach_jerusalem.html


Terroristi, dubbiosi e piloti di rally

luglio 19, 2011

Maggio 20, 2011

Un dipendente di un distributore di benzina cercava disperatamente di insegnarci una parola turca. Non siamo riusciti a capire che cosa intendesse. Continuava a ripeterla fino a quando abbiamo  deciso di tirare fuori il dizionario dallo zaino. Abbiamo un buon ricordo di molti addetti ai distributori di benzina. Spesso abbiamo trovato molta gentilezza e la disponibilità, cosa che ci colpiva sempre di nuovo. Così aspettiamo impazienti finchè l’uomo ci mostra la parola che per lui sembra tanto importante: “Terroristi”. “Dove?” chiediamo noi. “Qui!”risponde. Ci ricordiamo che molte volte ci avevano avvisato dei pericoli della parte orientale della Turchia. Un turco una volta ci ha detto: “Voi come turisti potete andare lì, ma per noi turchi della parte occidentale sarebbe troppo pericoloso”. Abbiamo anche notato che le finestre di molte case hanno le sbarre davanti. Ci siamo meravigliati molto quando una mattina abbiamo visto un uomo armato che sorvegliava un campo di cipolle. Con una strana sensazione ma con la conoscenza dell’onnipotenza di Dio, siamo partiti dalla stazione di benzina. Mezz’ora dopo una macchina bianca ci aveva fermato, uscirono tre uomini. “Polizia! Dove volete andare?” „Verso Tarso“ „E da dove venite?“ „Dalla Svizzera“. Ci porsero cinque salviettine umidificanti, entrarono in macchina e se ne andarono. Ancora memori dell’avvertimento datoci al distributore di benzina, abbiamo cominciato a dubitare che questi fossero dei veri poliziotti. Nonostante fossero vestiti in civile, non ci avevano mostrato i loro documenti né ci avevano richiesto i nostri. Inoltre non avevamo mai sperimentato che in Turchia tutti i poliziotti scendessero dalla macchina per farci un interrogatorio. “La prossima volta dobbiamo stare più attenti e ricordarci il numero della targa” ci siamo detti l’un l’altro.

Alcuni dubitano delle nostre affermazioni. “Non può essere che siate andati a piedi dalla Svizzera fino a qui. Dove avete nascosto la vostra bici?” ci chiede un giovane incredulo. “Non abbiamo una bici” gli dice Hanspeter. “Non le credo!” rispose, poi si girò e se ne andò sull’altro lato della strada. Un altro voleva delle prove. “Mostratemi la suola delle vostre scarpe”. Questa scena ci ha ricordato il discepolo Tommaso che non voleva credere alla resurrezione di Cristo, non prima di aver visto le ferite lasciate dai chiodi. I miracoli di Dio sono così incredibili che a volte è difficile crederci davvero. Già il fatto che in questi ultimi nove mesi di viaggio non ci siamo mai ammalati gravemente e che siamo in buona forma è per noi un miracolo. Poco prima del viaggio Annemarie aveva ancora dovuto operarsi al ginocchio per un’infezione. Il ginocchio è stato bene, anche quando in questa settimana abbiamo dovuto camminare per più di 50 km in un giorno. L’altra settimana ci siamo meravigliati di un altro miracolo. In quella giornata avevamo puntato la sveglia alle 4:45. Il vicino di camera l’aveva invece puntata per le 3:30, dopodiché Annamarie non riuscii più ad addormentarsi. Verso mezzogiorno arrivò un temporale e cercammo riparo sotto una tettoia. “Questa notte era troppo corta. Avrei bisogno di una cola” disse Annemarie. Due secondi dopo arrivò un uomo, che non poteva sapere niente di ciò, e ci porse due lattine di coca. Lo fissammo esterreffatti dalla meraviglia. Dio ci sorprende sempre di nuovo con il suo lavoro di perfezione. Abbiamo sperimentato una cosa del genere anche in Antiochia /Antakya, per noi l’ultima grande citta prima del confine con la Siria.

Da alcune settimane ci siamo chiesti se ci sarebbe stato possibile passare per la Siria, visti i disordini politici. Da altri viaggiatori abbiamo saputo che al confine non avevano più ottenuto un visto valido. E non eravamo riusciti a richiedere un visto prima di partire, dato che valgono solo per sei mesi. Dopo molte riflessioni e preghiere abbiamo deciso di seguire le orme di Paolo durante il suo primo viaggio e cambiare la nostra rotta verso Cipro. Quando siamo arrivati ad Antakya in una giornata decisamente calda ci siamo avviati verso il centro della città, perché il primo albergo era risultato troppo caro. Nel secondo albergo ci era appena stato un cambio di turno e il nuovo collaboratore parlava bene l’inglese. Inoltre aveva già lavorato a Cipro e ci consigliò di non prendere il bus e poi il traghetto perché troppo complicato ma di volare fino a Cipro. Non ci era venuta questa idea ma ci sembrava buona. Con il bus saremmo dovuti tornare fino a Mersin, visto che dal porto di Seleucia non partono delle navi per Cipro. Ci diede altri consigli utili e ci organizzò un biglietto per il 20 maggio. Se possibile, cercheremo di fare lo stesso cammino che aveva fatto anche Paolo (Atti degli apostoli 13).

Cinque uomini del Komitee Allgäu-Orient-Ralley a Tarso erano in giro in macchina, non a piedi (vedi video). Sollevati ci avevano raccontato, nella città natale di Paolo, che era stata messa a posto la strada alternativa verso la Giordania. Avevano deciso di non passare attraverso la Siria, visto che ogni tanto il confine con la Giordania veniva chiuso. Volevano andare a Cipro con un traghetto. Con lo stesso sollievo ci aveva raccontato questa cosa già un gruppo di Wedel un paio di giorni prima. Li avevamo incontrati quando una delle loro macchine aveva avuto un problema tra Mersin e Tarsus. Gentilmente ci avevano regalato due pere, che si erano portati dietro da una settimana, dalla Germania fino a Tarsus. Erano buonissime.

Ursula, una donna molto creativa (vedi video) che abbiamo visitato a Iskenderun, non proviene invece dalla Germania ma dalla Svizzera. Durante il periodo in cui eravamo a Weinfelden pregavamo regolarmente per la sua famiglia e la chiesa, che suo marito aveva fondato a Iskenderun 50 anni fa. Perché siamo arrivati in città proprio nel fine-settimana abbiamo anche potuto partecipare ad un culto la domenica. L’attuale giovane pastore di quella comunità viene accompagnato da guardie del corpo da quando hanno ucciso il vescovo della chiesa cattolica. Tre anni fa, non lontano da qui, vennero uccisi tre uomini perché credevano in Cristo. Ci rende tristi il fatto che dei cristiani debbano temere per la loro vita per via della fede in questo posto che anni fa era invece per loro un luogo di rifugio. È interessante che anche il termine “cristiani” sia stato coniato nella città di Antakya/Antiochia (vedi video) (Atti degli apostoli 11,26). Dal porto di Seluicia (vedi video) partirono Paolo, Barnaba e Giovanni Marco per il loro primo viaggio verso Cipro. Si possono ancora vedere le mura del vecchio porto.

Ci siamo lasciati alle spalle un paese interessante con molte sorprese lungo il bordo della strada (vedi video). Ci hanno raccontato che, fino a pochi anni fa, le persone andavano in pensione a 45 anni. In questo senso abbiamo attraversato la Turchia da pensionati. Le persone che avevamo incontrato a Tarso ci hanno detto che in un Rally nel deserto siano necessarie circa 10 ore per 40 km. Da allora sappiamo che stiamo camminando a più o meno la stessa velocità di quelli che fanno del Rally nel deserto.

Tanti cari saluti

Hanspeter und Annemarie

Altri nuovi Link:

Köfte (vedi video)

Ponte romano in Adana (vedi video)

 

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Babam Tsciftsci

maggio 30, 2011

Maggio 6, 2011

I padri sono importanti. È una cosa della quale non abbiamo mai dubitato. Ma non avremmo immaginato che i nostri padri ultraottantenni avrebbero avuto un ruolo così importante durante il nostro viaggio verso Gerusalemme. Quando Hanspeter voleva comprare una scheda telefonica per soli 10 euro, il venditore gli aveva chiesto: „ Per favore scriva il nome di suo padre in questo spazio”. Paese che vai, usanza che trovi. Sembra che in Turchia il lavore del padre di Annemarie sia molto importante. Un po’ di tempo fa una donna ci venne vicino e ci chiese in inglese: “Da dove venite?”. Annemarie rispose: “Dalla Svizzera. Babam Tsciftsci.“ Non è che riuscissimo a parlare con scioltezza la lingua locale ma Annamarie padroneggia questa espressione turca già da un po’. “Mio padre è un agricoltore”, vorrebbe dire la frase. La donna alzò il pollice per indicarci il suo entusiasmo, sorrise e tornò contenta dalla mucca che stava custodendo. Abbiamo inserito queste parole nel nostro vocabolario quando abbiamo fatto una foto. Di solito Annemarie chiede il permesso di fare delle immagini, ma a volte non è possibile farlo anche con tutte le foto istantanee. Un uomo, che stava lavorando nel suo campo, non reagì molto positivamente quando vide la fotocamera. Proprio in quel momento ci venne incontro un uomo. Annemarie gli chiese: “Parlate inglese, tedesco o italiano?”. „Italiano“ rispose. „Mio padre è un agricoltore, per questo ho fatto una foto di quest’uomo”. Dopo aver sentito la traduzione un sorriso illuminò il volto dell’uomo fotografato e si sentì sollevato. “Babam Tsciftsci” – ci dovevamo per forza ricordare questa espressione. Da allora, più volte al giorno, diciamo questa espressione a qualcuno: “Babam Tsciftsci” e dopo averlo pronunciato raccogliamo molta comprensione e, non raramente, un sorriso radioso. A volte le persone indicano il nostro zaino e ci dicono che è troppo pesante. “Babam Tsciftsci” e già annuiscono comprensivi. Ma ad un poliziotto questa frase non era bastata. Voleva anche sapere se avevamo l’abitudine di bere molto latte a casa. “Sì, la mattina e la sera”. Solo allora annuì e sembrava soddisfatto. Dopo averci offerto del Cay (un tipo di tè), ci fece alcune domande. Poi, di punto in bianco, ci chiese: “Passaporti, prego”. Ci siamo accorti che i motivi per offrire un Cay possono essere molto diversi. A volte viene fatto per vera ospitalità. Altre invece, solo per vederci da vicino e scoprire qualcosa su di noi. Abbiamo già sperimentato che le cose dette vengano poi raccontate ad alta voce e facciano il giro della strada. Al più tardi quando qualcuno attraversa la strada e poi tutti si girano verso di noi, ci rendiamo conto di cosa sta succedendo. Ogni tanto bambini e adolescenti ci chiedono: “Da dove vieni? Come ti chiami? Soli, soldi”. Mentre altri cercano di convincerci a prendere, oltre al Cay, tutto un menù nel ristorante o venderci qualcosa del loro negozio.

Un menù che ci piace osservare mentre viene preparato, è il Börek (vedi Video). Visto che di giorno il clima diventa sempre più caldo, partiamo sempre prima e spesso senza fare colazione. Dato che, dopo una o due ore, cominciamo ad avere fame, mangiamo un Börek, o una zuppa calda con dell’insalata, o spesso del pane, a volte anche con dello yogurt. Ci sembra quasi che il nostro padre celeste si occupi anche di darci abbastanza vitamine. Qui ci sono molte serre (vedi Video) e la vendemmia è in pieno svolgimento. Durante il nostro viaggio sulla zona costiera, quasi ogni giorno ricevevamo frutta o verdura: cetrioli, fragole, banane, avocado, arance, limoni, Yeni Dünyas, more di gelso e anche altri ortaggi.

Una volta un piccolo camion si fermò proprio davanti a noi. Una donna e un bambino scesero ed esaminarono i nostri zaini. Allo stesso tempo due giovani corsero dalla cabina di guida del camion al retro e ci offrirono otto cetrioli ciascuno. “Prendete!”. “Grazie, grazie, ma è troppo. Non possiamo portare così tanto“ . „No, no… dovete prenderli“. „No, sono troppo pesanti“. Ma gli uomini erano già saltati di nuovo sul camion e partiti. Veramente avevamo in programma di pranzare più tardi, ma abbiamo pensato che sarebbe stato meglio mangiare il nostro pane con i cetrioli già adesso, per alleggerire il peso. Con dei gesti e della mimica abbiamo più volte cercato di lasciare alla donna un paio di cetrioli. Ma non voleva proprio saperne. Così abbiamo riempito i nostri zaini, ognuno con due cetrioli da una parte e tre dall’altra. Non abbiamo visto altra possibilità che lasciare il resto sulla panchina. Solo pochi passi dopo un’auto si fermò davanti a noi e il guidatore voleva sapere verso dove eravamo diretti. Abbiamo cominciato a parlare ed eravamo sorpresi quando Dario ci raccontò che lui, con la sua famiglia, per molti anni aveva viaggiato per tutto il mondo. I figli studiavano grazie a dei corsi per corrispondenza. Di tanto in tanto Dario lavorava per tre mesi per guadagnare un po‘ di soldi. Solo ora sono costretti a diventare sedentari per un po’ in modo che i figli possano frequentare l’università. Ci invitarono a venirli a trovare in Francia. Alla fine siamo anche riusciti a dare gli altri cetrioli a questa famiglia, che fino ad oggi è sopravvissuta senza cellulare. Capirono subito che non saremmo riusciti a portarci dietro tutti quei cetrioli. Dal canto nostro eravamo contenti poiché Dio ci aveva dato così tanto che abbiamo anche avuto l’occasione di regalare a qualcun altro un po’ della nostra abbondanza.

Ci meravigliammo molto quando, tre giorni dopo, Paul e Monika, che avevamo incontrato a Selcuk, si fermarono accanto a noi con il loro camper. Un avvenimento speciale in questo caso era anche che, solo poche curve prima, avevamo incontrato una donna sul bordo della strada che, mentre diceva “gusa, gusa”, ci riempì di tanta frutta, che non saremmo riusciti a mangiare da soli. Ancora una volta abbiamo potuto condividere le nostre cose con gli altri e Paul e Monika impararono così anche il nome di un tipo di frutta a loro sconosciuto. Per noi incontri del genere non sono coincidenze.

Ancora una volta ci regalarono dei cetrioli, in un negozio dopo aver comprato dei succhi di frutta. Gli abbiamo messi nei nostri zaini e due ore dopo mangiammo una gustosa zuppa. Era la prima volta che non ci avessero servito anche dell’insalata. Così ci ricordammo dei cetrioli e ci meravigliammo di come Dio si era di nuovo occupato che nel momento giusto avessimo degli ortaggi. Questi sono per noi degli integratori importanti da mangiare con il pane bianco che, per i nostri gusti, risulta un po’ attaccaticcio. Noi lo chiamiamo “piegapane” visto che si riesce a piegare così bene e mettere nello zaino senza problemi. Ci rallegriamo ogni volta quando nelle città troviamo del nutriente pane integrale.

Quando siamo stati ospitati da Heidi, proveniente dalla Germania, ha sfornato per un noi un meraviglioso pane integrale. L’avevamo conosciuta la domenica di pasqua in chiesa. In quel giorno abbiamo riflettuto molto su una conversazione fatta con una giovane turca ad Antalya (vedi Video). “Perché si chiama domenica delle palme?” ci chiese. Hanspeter le spiegò che Gesù, la settimana prima di venir crocifisso, entrò a Gerusalemme sul dorso di un asino e tutti gridarono: “Hosanna!”. Oltre a ciò agitavano dei rami di palma e li misero per terra lungo il cammino di Gesù. (Matteo 21). “Ho passato tutta la mia infanzia in Germania ma nessuno mi ha mai spiegato perché si festeggia la pasqua, sapevo solo che vengono nascoste le uova”. L’affermazione della donna ci diede da pensare. Tranne che in alcuni posti turistici, qui anche nei villaggi più piccoli proclamano attraverso degli altoparlanti il credo. E in Europa non si parla nemmeno della festa più importante del cristianesimo.

Siamo contenti che, durante il nostro viaggio, abbiamo molto tempo per parlare con Gesù. Lui aggiunge colore alla nostra vita. Sperimentiamo anche che ci sono diversi avvenimenti che rendono colorata la nostra vita. Proprio come un tessuto che diventa più bello se si aggiungono dei colori diversi tra loro (vedi Video). A volte ci stupiamo delle nuove e inaspettate scoperte. Per esempio un po’ di tempo fa, ci siamo resi conto di avere qualcosa in comune con le capre: anche noi deponiamo ai bordi della strada le cose che troviamo in mezzo alla carreggiata (vedi Video).

Il nostro padre nei cieli ci ha benedetti grandemente, dentro e fuori. Vorremo ringraziare di tutto cuore Lui, i nostri padri terreni e le nostre madri, coloro che pregano per noi e coloro che ci sostengono finanziariamente!

Vi auguriamo una primavera piena di colori

Hanspeter und Annemarie

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Radio Life Channel (ERF Schweiz) del 27. April 2011 http://www.lifechannel.ch/artikel/13743.html programmi precedenti: http://www.lifechannel.ch/life_channel-programm-serien-reise_nach_jerusalem.html


Punto di svolta

maggio 17, 2011

20.04.2011

Per tutta una giornata, nelle montagne turche, credevamo di avere le cose sotto controllo.  Almeno 4 persone ci avevano confermato che il cartello pubblicitario era corretto e che l’albergo, distante 31 km, era aperto. Ci capita ancora di credere a dei fatti solo perché sono stati messi per iscritto. E questo nonostante in Grecia avessimo sentito spesso la frase: “Non credete a tutto quello che c’è scritto su internet”.  Una volta arrivati a destinazione ci aspettava davvero un albergo, ma uno che cadeva quasi a pezzi. Così abbiamo deciso di chiedere per uno spazio riparato per la nostra tenda. Abbiamo cominciato a discutere ma ogni nostra proposta creativa veniva respinta. Alla fine ci avevano permesso di dormire nel giardino, sotto il portico del bar. Un albero, che era situato proprio in mezzo, non ci permetteva di piantare la tenda ma, nei nostri caldi sacchi a pelo, speravamo di superare bene la notte fredda e piovosa.  Ci era sembrata la soluzione migliore. Dato che volevamo partire presto il giorno seguente e siccome il cibo che ci eravamo portati dietro per la tappa sulle montagne avrebbe potuto essere insufficiente,  decidemmo di mangiare ancora qualcosa in un ristorante che era ancora aperto.  Visto che eravamo gli unici clienti, stavamo sotto la continua osservazione di tutto il personale, che discuteva insieme tutto il tempo, proprio come stavamo facendo noi.

Anche durante le nostre camminate discutiamo molto, al momento sulla vita di Paolo. Di come all’inizio fosse un accanito perseguitatore di cristiani. Poi, a Damasco, attraverso l’incontro con Gesù, la sua vita cambiò completamente (Atti degli apostoli 9) e cominciò a raccontare in ogni luogo che Gesù era il Messia atteso dai Giudei. Ad Antalya abbiamo noleggiato una macchina e così seguito le orme dei primi viaggi di Paolo. Proprio a Perge (vedi Video) dovette superare una delusione, visto che Giovanni Marco non voleva più viaggiare con lui ma tornare a Gerusalemme. Ad Antiochia (vedi Video) ci siamo resi conto che Paolo e Barnaba erano stati esortati a parlare ma poi vennero perseguitati e scacciati, non per motivi teologici ma per pura invidia. Dovettero fuggire anche da Iconio (vedi Video). Lì la gente voleva lapidarli. E a Lystra (vedi Video) accadde un fatto che ha dell’incredibile: gli invidiosi delle città di Antiochia e Iconio li seguirono fino a Lystra, sollevarono il popolo contro Paolo e lo lapidarono. Solo poco tempo prima Paolo aveva guarito uno zoppo, e lui e Barnaba dovevano battersi per non venir adorati come divinità. Così velocemente una situazione si può ribaltare. I sassi erano ormai stati lanciati e tutti credevano che Paolo fosse morto. Ma si rialzò e, il giorno seguente andò con Barnaba a Derbe (vedi Video). Anche se si è in forma, camminare sulle montagne turche costa un sacco di energia ed è quindi un grande miracolo che Paolo sia riuscito a fare un percorso del genere dopo una lapidazione. A Derbe non ci avevano colpito la verde collina senza scavi archeologici o le basse temperature, che stavano attorno ai  2 gradi ma la decisione di Paolo.  Come sarebbe stato facile per lui andare direttamente a Tarso, dopo tutte le persecuzioni e i dolori passati. Abbiamo chiamato “Punto di svolta di Derbe” la sua decisione: dare la precedenza alla fortificazione degli altri credenti, tanto che prese su di sé la possibilità di nuove persecuzioni e tornò indietro.

Da Derbe siamo andati verso il centro della Turchia e abbiamo visitato le meravigliose formazioni delle rocce a Cappadocia (vedi Video). Abbiamo ammirato le fantasiose abitazioni, chiese (vedi Video) e le città sotterranee profonde fino a dieci piani (vedi Video) scavate da mano umana nella roccia. Spesso ci stupiamo della creatività di Dio nella sua creazione e l’uso che l’uomo ne ha fatto. Ci hanno anche colpito le molte chiese e cappelle, ben conservate. I cristiani perseguitati non solo trovarono rifugio nelle città sotterranee ma furono anche implicati nelle loro espansioni. È un grande regalo che la buona novella di Gesù riuscì a resistere a tante persecuzioni. La pecora, che viaggia con noi da ormai otto mesi, ci ricorda sempre di nuovo che Gesù è l’agnello di Dio che toglie i peccati dell’uomo (Giovanni 1,29). Anche Gesù dovette soffrire molto. Vennero addirittura pagate delle persone che diffondessero delle menzogne sulla sua resurrezione (Matteo 28: 12-13). Quanto è bello che a pasqua possiamo festeggiare la vittoria sulla morte, anche se quest’anno ci mancava la tradizionale torta di pasqua.

Ma ora torniamo alle montagne della Turchia. Allora… eravamo seduti a cena controllati a vista dai dipendenti e ci aspettava una notte fuori ad un clima invernale quando la situazione prese una svolta improvvisa. Ci venne offerta una stanza, nella quale avremmo anche potuto dormire gratuitamente. Eravamo così grati che gli regalammo il coltellino da tasca, che ci eravamo portati dietro fin dalla Grecia. Un giorno più tardi Annemarie diede via la sua camicetta verde più “involontariamente” per una semplice disattenzione. Ma anche la perdita di qualcosa può portare ad una nuova esperienza. La sera poi abbiamo incontrato il nostro primo turco a una stazione di benzina a 1500 metri sopra il livello del mare. Questo capì subito che non avevamo bisogno di altro che di un posto riparato dal freddo e dalla pioggia. In Grecia e in Turchia la parola “camminare” sembra essere praticamente sconosciuta. Spesso le persone parcheggiano le loro macchine sulla strada direttamente davanti al negozio, come se sembrasse impossibile camminare quei metri fino al parcheggio. Forse per questo spesso non riescono a comprendere il nostro viaggio. Ma Mustafa ci servì alla stazione di benzina un tè caldo, ci mostrò la costruzione senza intonaco di un ristorante e ci permise di mettere lì la nostra tenda. Il giorno dopo siamo riusciti a camminare velocemente, nonostante piovigginasse. Il fatto che siamo riusciti a percorrere 240 km in queste montagne in soli 7 giorni è per noi un piccolo miracolo.

Ora ci aspettano delle nuove sfide. Le strade che vanno verso est purtroppo non sono dritte. Le strade piene di curve, che raggiungono delle altezze notevoli, ci risparmieranno una visita alla sauna. Con questi presupposti ci costa un po’ riprendere i nostri zaini, dopo il nostro viaggio in macchina. Una cosa positiva è che ora possiamo definitivamente dire addio ai vestiti invernali e quindi anche il peso che dobbiamo portare diminuisce. Per noi è un grande regalo che ad Antalya, presso Lea e Paul, abbiamo la possibilità di riordinare tutti i vestiti e lavarli tutti. È incredibile di quali cose si possa gioire quando ci si trova in una situazione diversa.

Vi auguriamo delle bellissime giornate

Hanspeter e Annemarie

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